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| Brescia
I luoghi da vedere |
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Il Tempio Capitolino Innalzato
per volere dell'imperatore Vespasiano nel 73 dopo Cristo, spettacolare e
imponente, appare come per magia tra i palazzi della Brescia del Seicento
ed è il grande ricordo della potente Brixia romana. Bisogna immaginarsi
di sprofondare alcuni metri (alla sede stradale di circa due millenni fa)
e di guardare, dal centro di una piazza del Foro di ben maggiori
dimensioni, la maestosa facciata, al termine della scalinata, in marmo di
Botticino, quello delle montagne verso il lago di Garda. Oltrepassata la
soglia, il tempio è formato da tre aule separate, dedicate, come a Roma
sul Campidoglio, a Giove, Giunone e Minerva. Il tetto era
probabilmente ligneo come il timpano esterno, ricostruito solo
parzialmente (i marmi pregiati sono stati usati, nell'arco dei secoli, per ornare le
dimore patrizie della città e del contado) e si può immaginare dipinto a
colori vivaci. Sul tempio l'iscrizione rimanda a Vespasiano Augusto, un
grande imperatore, uno degli ultimi grandi reggitori della romanità,
passato per i più alla storia, purtroppo, solo per aver fatto costruire a
Roma i famosi Vespasiani, i primi gabinetti pubblici. Tassandone l'uso e
utilizzandoli per ottenerne ammoniaca... E invece, energico e morigerato
capostipite della famiglia dei Flavi, restaura l'Impero, assesta le
finanze, riforma il Senato e l'ordine equestre, quello dei cavalieri,
pacifica la Giudea e la Gallia, inizia la costruzione del Colosseo a Roma.
All'interno del tempio, ben conservati sono i pavimenti della cella
centrale e di sinistra. Gli scavi sono compiuti, agli inizi dell'800,
dall'Ateneo di Brescia. Il Teatro romano A
est del tempio Capitolino i resti dell'antico teatro romano,
portato alla luce tra le case attorno a via Musei. Iniziati nel 1913, gli
scavi hanno rinvenuto l'area della cavea e delle gradinate di una tra le
maggiori costruzioni romane dell'Italia settentrionale. E, calcolandosi
potesse contenere sino a 15mila spettatori, da' un'idea di quanto fosse
popolosa e vivace Brixia nell'età augustea. Poi, sin nel medioevo, il
teatro viene usato per le riunioni del popolo bresciano. La storia da
sapere è però questa. Dove ora sono in bella mostra questi spettacolari
resti romani, un tempo, negli anni bui delle invasioni barbariche si
verifica una imponente frana: la collina smotta ed enormi
quantità di terriccio sommergono la base del colle Cidneo. Sepolti i
monumenti, sulla grande frana rinascono gli alberi, vengono costruite
casupole con tanto di orticello. Del Campidoglio d'un tempo si
perde man mano la memoria, coi frammenti di colonne e fregi marmorei che
spuntano con le piogge qua e là dal terreno si ornano le facciate dei
palazzi signorili del Rinascimento. E vuole la leggenda che, ai primi
dell'Ottocento, uno studioso di cose antiche visiti la città e, alla
pausa di mezzogiorno, si fermi a pranzare in un'osteria alla buona, ai piedi
del Castello. Fatto accomodare all'aperto, lo studioso nota alcuni tavoli
insoliti in pietra bianca di Botticino, abilmente scolpiti. Quello
straniero rimane addirittura folgorato nel vedere il tavolo che gli
preparano: proprio il capitello di una gigantesca colonna. Convince l'oste
a scavare subito alla base di quel marmo, che pare scendere al centro
della terra, che pare non finire mai. Ebbene, quella colonna è la prima a
sinistra guardando il foro, l'unica rimasta in piedi sotto la frana. Resti della Brixia romana Il Foro romano si stendeva tra il Decumanus Maximus, la via alla base del tempio e, a sud, la Curia. Sui lati era delimitato da un porticato a doppio ordine di colonne, una zona di botteghe e attività commerciali. Di tutto questo rimane solo una colonna intera , tra le case, sulla destra guardando il tempio: monolitica, in marmo "cipollino", impreziosita da un capitello corinzio, segna il confine orientale del Foro. La Curia, una grande costruzione quadrata forse a due piani, sorgeva invece tra via Carlo Cattaneo e piazzetta Labus e nelle case (vedere al civico n°3) sono visibili tracce dei marmi romani, demoliti e utilizzati a man bassa fino alla fine dell'Ottocento. E' evidente che, a poter scavare nel sottosuolo cittadino, verrebbe alla luce una intera città, la conferma è venuta da alcuni scavi nell'area del vicino monastero di San Salvatore: i resti di alcune domus romane, ville e ricche abitazioni, lo stanno a dimostrare. Soprattutto gli stupendi pavimenti a mosaico delle due domus dell'Ortaglia. E anche in cima al Castello, nel Mastio, la cittadella fortificata per l'estrema difesa sulla sommità del colle Cidneo, si sono trovati resti di un grande edificio romano, risalente al primo secolo dopo Cristo. Un tempio di cui sono rimasti solo frammenti di muro e sette gradini di una imponente scalinata. Copyright
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