BresciaStory - I luoghi da visitare 2
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Santa Giulia, il Museo della Città

Sulla principale via romana, il decumanus maximus, nel 753 re Desiderio, ultimo re longobardo, costruisce un grande monastero femminile. Lo fa per accontentare la moglie Ansa e la figlia Ansilperga, prima badessa del monastero, che, da notevole centro di potere, vanta domini che si estendono sino all'Italia centrale. Le armate di Carlo Magno e dei Franchi incombono e attorno al luogo religioso ruotano pure le vicende legate alla caduta del regno longobardo: la disperazione dei figli di Desiderio, Adelchi, sconfitto a Pavia e di Ermengarda, moglie di Carlo Magno ripudiata in nome della ragion di Stato, si avverte ancora aleggiare fra queste mura. Il Manzoni vi si ispira per la sua famosa tragedia, L'Adelchi. Il monastero nel cui chiostro spira l'infelice Ermengarda (e forse la sua tomba è qui, ancora da scoprire) rimarrà un centro di cristianità nei secoli sino al 1797, quando Napoleone ordina la soppressione degli ordini religiosi. Da quel giorno segue per il complesso di Santa Giulia un periodo di decadenza, un declassamento a caserma per l'esercito, sia sotto i francesi che sotto gli austriaci, a deposito militare dopo l'Unità d'Italia. Solo di recente, grazie ad attenti e scrupolosi restauri, Santa Giulia è diventato il cuore del sistema museale cittadino. Riunisce reperti di ogni epoca, intere collezioni, raccontando la storia di Brescia nelle varie epoche. I gioielli più noti sono la Vittoria Alata (III secolo avanti Cristo), una statua in bronzo, un tempo dorato, simbolo della città. E' una Afrodite che ornava il santuario di Rodi, celebrando i fasti di Alessandro Magno e finita a Roma come bottino di guerra, E' all'epoca di Vespasiano, quattro secoli più tardi, che viene "riciclata": non  regge più tra le mani uno specchio, ma  viene trasformata in Vittoria con l'aggiunta di un paio d'ali in bronzo e di uno scudo su cui la dea sembra scrivere il nome del vincitore. Vespasiano, diventato imperatore combattendo Vitellio, pretendente al trono, proprio alle porte della vicina Cremona. A completare le sale ci sono are e lapidi, anche in frammenti, provenienti dall'area del Foro  e da alcune zone del Bresciano; nonché una collezione di ceramiche etrusche da Cerveteri, vasi greci dell'Attica ( tra cui spicca la famosa Anfora di Psiax, a figure nere, raffigurante  Ercole e il leone Nemeo e Castore e Polluce davanti ai genitori ), oggetti d'arte barbara (con lo splendido insieme delle Falere argentee,  bardature militari per cavalli  ritrovate a Manerbio, nella Bassa), vetri e reperti di necropoli (complessi di tombe) d'età romana, una notevole collezione di monete greche e romane. All’interno del monastero è la chiesa di Santa Maria in Solario, una costruzione molto particolare di età romanica, inglobata nel monastero di Santa Giulia. Da via Musei si può ammirare un'alta torre a pianta quadrangolare, sormontata da un'elegante tiburio, una  copertura ottagonale con loggetta cieca e piccole arcate. Nell'interno la chiesa è su due piani. Quello inferiore ha un ambiente con volte a crocera sorrette da un'ara romana, un altare dedicato al culto del dio Sole; quello superiore è invece a pianta quadrata con tre absidi e cupola emisferica, riccamente affrescato nella prima metà del Cinquecento dal Ferramola. Del perduto tesoro di Santa Giulia resta una Lipsanoteca (scrigno per le reliquie) in avorio, finemente decorata a bassorilievo con temi tratti dalle Sacre Scritture. Considerata a lungo opera arrivata dall'Oriente, ora è attribuita a una bottega dell'Italia settentrionale, forse lombarda, del quarto secolo. I Dittici (tavolette in avorio unite da una cerniera, a celebrare in genere l'assunzione di cariche pubbliche da parte di personaggi di rilievo) sono tre, ora in un'altra ala del museo: il Dittico Queriniano, con figure di Fedra e Ippolito da un lato e Diana ed Endimione dall'altro, il Dittico dei Lampadi il cui frammento raffigura giochi circensi, il Dittico di Boezio, con l'immagine del console romano. La Croce di Desiderio è infine uno dei capolavori dell'oreficeria longobarda. Donata forse personalmente dal re al monastero è in legno rivestita di banda, una lega metallica dell'alto medioevo: sul recto (la parte anteriore), a sbalzo e all'incrocio dei bracci, c'è la figura di Cristo benedicente in trono, d'arte squisitamente carolingia, con ai lati miniature degli Evangelisti; sul verso (la parte posteriore) un disco in rame dorato raffigurante il Cristo crocefisso è invece un'aggiunta del XVI secolo. Tra i 212 cammei, pietre dure e vetri colorati spicca il bellissimo medaglione, una foglia d'oro e argento fra lastre vitree, con i ritratti  di una madre romana con i due figli, un capolavorodi scuola ellenistica del III secolo d. C.. Da non perdere è la visita a San Salvatore, una chiesa d’epoca longobarda a tre navate, con colonne e capitelli recuperati da edifici romani. Sulle pareti, sopra le arcate, alcuni affreschi pregevoli del nono secolo e le decorazioni in stucco delle ghiere richiamano i gioielli longobardi di Cividale del Friuli, la capitale del regno, la città del Nord. Sotto le absidi viene ricavata, nel 762, una cripta semicircolare per conservare le reliquie della crocifissa Santa Giulia, vergine martire del V° secolo, provenienti dall'isola Gorgona, nell'arcipelago toscano. La cripta ha 42 colonne costruite anche in epoca successiva, alcune sono ornate da capitelli stupendi, di scuola antelamica (Benedetto Antélami fu grande pittore e architetto, di scuola romanica, sul finire del XII secolo....) e, con l'arrivo delle reliquie, chiesa e monastero di San Salvatore vengono dedicati a Santa Giulia... Un altro gioiello, alla base del campanile che sta in San Salvatore, è una minuscola cappella affrescata dal Romanino nel 1525: il grande pittore bresciano rappresenta qui scene della vita di Sant'Obizio che, sconvolto dalle atrocità della guerra, abbandona la vita militare e si ritira a Santa Giulia. Sotto il pavimento della chiesa si intravede una stratificazione variegata: resti di una domus romana, muri  di una chiesa più antica,  tombe altomedievali alla cappuccina. San Salvatore confina inoltre con la basilica di Santa Giulia, uno dei primi esempi di architettura rinascimentale a Brescia: iniziata nel 1466 e terminata nel 1599, con una facciata marmorea scandita da lesene corinzie e composite, presenta una ampia volta a botte, profonde cappelle intercomunicanti, alte nicchie aperte sulle fiancate esterne. Nella seconda metà del Cinquecento il grandioso Coro delle Monache, affrescato da Floriano Ferramola (stupenda la grande Crocefissione) diventa in pratica il presbiterio della nuova costruzione: le due chiese, San Salvatore e Santa Giulia, diventano così un corpo unico e indivisibile, innalzato per venire incontro alle crescenti esigenze sia dei fedeli della città che a quelle delle monache del convento di clausura.

 Il Duomo Vecchio

Per i bresciani è la Rotonda, per l'insolita forma a pianta circolare. Innalzato alla fine dell'XI secolo su una basilica paleocristiana di S.Maria Maggiore (di cui rimangono, all'interno, interessanti mosaici), il Duomo Vecchio è realizzato in pietra a vista (il locale medolo dei Ronchi, le colline che sovrastano la città), è illuminato da finestre a pieno centro e sorregge un grandioso tamburo con finestre e fornici fra piccole lesene e decorazioni in cotto. L'interno è a vari livelli, collegati da scale: una fuga di archi, di volte a botte e a crocera, fra affascinanti giochi di luce. Il profondo presbiterio e le cappelle laterali vengono aggiunte solo alla fine del XV secolo, sopra la cripta di San Filastrio, vescovo di Brescia nel IV secolo. La cripta è del VII secolo. Nel Duomo si conservano il sarcofago, in marmo rosso di Verona, del vescovo Berardo Maggi (1308), il dipinto dell'Assunta del Moretto, affreschi del Romanino e del Moretto nella cappella laterale destra, la Traslazione del corpo di Santi bresciani di Francesco Maffei, opera del 1656 (i santi sono vescovi: Dominatore, Paolo, Anastasio e Domenico, traslati nel 1581 dalla chiesa di Santo Stefano in Arce, in castello), il tesoro delle SS. Croci nella cappella laterale sinistra. In un cassone di ferro dorato sono custoditi i reliquiari delle Sante Croci, delle Spine, la Croce del Campo (che, su un'asta, era posta sul Carroccio, all'epoca dei Comuni) e la Stauroteca (una cassetta lignea, laminata d'argento e lavorata a sbalzo, che fino al 1532 era la custodia  di un frammento-reliquia della Croce di Cristo arrivato a Brescia con la prima Crociata). Il tesoro viene esposto ai fedeli tutti i venerdì di marzo e il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Croce.

Il palazzo del Broletto

Dominato dalla svettante torre del Pégol (XI secolo), uno dei più bei palazzi comunali della Lombardia, il Broletto (da piccolo brolo,  campo recintato) è diviso in due parti: in pietra, del XIII secolo, e  in cotto, del XIV-XV secolo, con eleganti trifore e quadrifore.  La fronte verso la piazza ingloba, a nord, l'elegante e superstite facciata di una chiesa romanica, quella di Sant'Agostino. Nel cortile, delimitato da portici, si possono ammirare tre lati di epoca romanica su cui si aprono trifore e quadrifore ornate da capitelli antelamici e decorate con affreschi. Uno rappresenta lo stemma di Brescia, una leonessa rampante. La costruzione dell'ala settentrionale, attuale sede della Prefettura, con il portico a bugnato a sette arcate e la sovrastante loggia architravata, che immette in un secondo cortile, un'opera della prima metà del Seicento cancella il gioiello, la cappella fatta affrescare nel Quattrocento da Pandolfo Malatesta a Gentile da Fabriano. La si pensa per sempre irrimediabilmente perduta e, invece, il ritrovamento è recentissimo: i resti della cappella sono praticamente imprigionati, sopra le architravi della soffitta dell'archivio della Provincia. Un'opera pregevole è inoltre la scala marmorea a chiocciola della Prefettura, disegnata nel 1803, dall'architetto Leopoldo Pollack, raffinato progettista di ville e teatri tra Bergamo, Milano e la ricca Brianza.  

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Santa Giulia: ex chiostro di Sud-Ovest Santa Giulia : interno di San Salvatore Santa Giulia : volta di S.Maria in SolarioDuomo vecchioPalazzo Broletto

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