Bresciastory - I luoghi da visitare 3

Scorcio del Duomo nuovo

 

Piazza Loggia in un quadro ottocentesco.

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Il Duomo Nuovo

Al centro della piazza, tra il Duomo vecchio e il Broletto, si staglia la grande cattedrale della città, maestosa e solenne. Sorge sul luogo di una cattedrale preesistente, S. Pietro de Dom, e la costruzione è incredibilmente lunga e tormentata. Inizia nel 1604 e solo nel 1825 l'architetto Rodolfo Vantini, su progetto di Luigi Cagnola, completa la cupola, alta 80 metri, la terza per grandezza dopo S.Pietro a Roma e S.Maria del Fiore a Firenze. La facciata è in marmo bianco di Botticino a doppio ordine con timpano, adorna di statue, tra cui il busto del cardinale Angelo Maria Querini, vescovo di Brescia all'inizio del Settecento. E' alla sua generosità che si deve un forte impulso alla costruzione del Duomo. L'interno, di gusto classicheggiante, è a croce greca, una croce a bracci uguali, con grandi colonne e pilastri in ordine composito a sorreggere l'altissima cupola. Sul monumentale altare maggiore, costruito dal Vantini in marmo con decorazioni in bronzo dorato, troneggia la pala dell'Assunta (di Giacinto Zoboli,1733), cui la chiesa è dedicata. Nella navata pregevoli dipinti di Moretto, Romanino, Palma il Giovane, Rosa, Maffei, Basiletti. Notevole opera di scultura rinascimentale è l'Arca del vescovo Apollonio, ornata dalle statue dei patroni della città, Faustino e Giovita, probabilmente di Maffeo Olivieri (1510). Stupendo il monumento a papa Paolo VI, che lo scultore Lello Scorzelli ha voluto cogliere, aggrappato al pastorale, nell'atto di aprire la Porta Santa, nel Natale del 1974. L'altare per le celebrazioni è pure un capolavoro moderno, opera dell'artista Luciano Minguzzi (1984).

Piazza della Loggia

E' un meraviglioso salotto veneziano, da sempre il centro storico e civile di Brescia. Un complesso omogeneo e armonico di costruzioni rinascimentali dominato dalla Loggia, sede del Comune, che lo fa costruire nel 1492, l'anno della scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo, sotto la direzione di Filippo de' Grassi. L'edificio è ultimato solo nel 1574, ottant'anni più tardi, e non si conosce il nome dell'architetto che lo porta a compimento: ad osservare però archi e portico al pianterreno, sono evidenti gli influssi del grande Leon Battista Alberti, che in quegli anni crea capolavori nella vicina Mantova. Di sicuro alla parte superiore dell'edificio, con finestre architravate, fregi e specchiature marmoree collaborano il Bramante, il Sansovino e il Palladio, insieme ai migliori artisti dell'epoca. Numerosi scultori bresciani e comacini collaborano alle decorazioni e la Loggia diventa una bottega unica in Lombardia. E contemporanea alla Loggia, affine per stile e concezione, è la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli (scendendo da corsetto S.Agata, a metà di corso Martiri della Libertà): vi lavorano gli stessi artigiani, alternandosi nei cantieri. Sulla facciata di una casa di un certo Filippo Pelabrocchi c'è un'immagine della Vergine ritenuta miracolosa, continuo è il pellegrinaggio dei fedeli e le autorità cittadine decidono di erigere una cappella. Che si rivela del tutto insufficiente: meglio costruire una chiesa. La facciata marmorea in candido Botticino con splendidi bassorilevi (ornata da un protiro rinascimentale, una protezione dell'ingresso che su quattro colonne regge una tribuna rettangolare che, a sua volta, fa da base a una elegante edicola) è stata di recente restaurata dal Comune. Un tempo, nelle nicchie, erano alloggiate  delle statue, ma i bombardamenti dell'ultima guerra hanno quasi devastato questa che è tanto nel cuore della gente bresciana: l'interno, con le pareti ricoperte di ex voto, è abilmente ricostruito, ma non si è potuto ricreare lo splendore d'un tempo, l'incredibile fantasia decorativa. L'effetto del restauro, compiuto con amore, è pur sempre stupefacente. L'interno a croce copta, una croce dai bracci uguali inscritti dentro un cerchio, riunisce opere di grandi artisti bresciani tra il Cinquecento e il Settecento. Accanto all'altare si segnalano l'Assunzione e la Purificazione di Maria (Grazio Cossali), l'Annunciazione (Pier Maria Bagnadore), la Natività di Maria (Tommaso Bona): entrando nella chiesa, sulla destra, una copia della Madonna col bambino e San Nicola da Bari del Moretto, il cui originale è conservato nella Pinacoteca Tosio-Martinengo.     Tornando in piazza della Loggia, il lato sud è chiuso dai Monti di Pietà, realizzati nel 1484-1489 su disegno di Filippo de Grassi con una deliziosa loggetta "veneziana", e rimaneggiati, nella parte verso i portici, da Pier Maria Bagnadore alla fine del Cinquecento. Nelle mura del Monte di Pietà sono inserite numerose iscrizioni romane, provenienti dal Foro, a formare il primo museo lapidario d'Italia. Chiudono la piazza  i portici con una torre dell'orologio, eseguita dal Bagnadore (1595) sulla falsariga di quella di piazza San Marco a Venezia. L'orologio, dal quadrante con lo zodiaco e i cherubini dorati  è del 1546. ed è collegato, come a Venezia, a due automi in bronzo,  sulla sommità della torre. I macc de le ure (Tone e Batista, non matti, ma dallo spagnolo machi, uomini forti) coi loro martelli battono una grande campana e, coi loro sonori rintocchi, scandiscono da secoli la vita cittadina.

Chiesa di San Giuseppe.

E' la chiesa con più altari di Brescia, cui fanno capo nel Medioevo le corporazioni di arti e mestieri. Nascono qui le grandi preghiere di suffragio, le celebrazioni popolari, per molti anni in San Giuseppe vengono sepolti i personaggi illustri. Ma se tutto ciò non bastasse ancora, ecco due grandi motivi, per chi ama la musica, per varcare la soglia di questa chiesa cinquecentesca. Sotto il pavimento riposa Gasparo Bertolotti (1540-1609, meglio conosciuto come Gasparo da Salò), unanimemente ritenuto l'inventore del violino. E poi, sull'organo della chiesa, un prezioso Antegnati ancor oggi perfettamente funzionante, viene a esibirsi più volte  nientemeno che il grande Benedetto Marcello. "Vestì di note i salmi emulandone l'ispirazione divina", è detto in una lapide a ricordo. Benchè nato a Venezia nel 1686, il noto compositore vive a lungo a Brescia, lavorando come camerlengo (intendente di finanza) per conto della Repubblica Veneta. E quando muore a Brescia, nel 1739, viene sepolto in San Giuseppe, proprio vicino all'altare. Gasparo da Salò riposa in una delle fosse comuni, accanto al primo altare di sinistra, altri personaggi  in sepolture per così dire di famiglia: fra questi Mattia Ugoni, Matteo Avogadro, Costanzo Antegnati, sepolto con la moglie. Iniziata  nel 1519, ed è Mattia Ugoni, vescovo di Famagosta e vicario del vescovo di Brescia, posa la prima pietra, dopo sessant'anni la chiesa non è ancora ultimata. Mancano il presbiterio e il coro: per poterli costruire si alza una specie di cavalcavia sul vicoletto a nord della chiesa. Per capirlo bisogna spiare al di là di un cancello. E con la scenografica scalinata che sale all'altra maggiore, posto sopra la cripta  di San Rocco, la chiesa di San Giuseppe diviene nel Seicento una delle chiese più grandi della città. All'interno, nella maestosità delle sue tre navate, conserva opere interessanti: nel primo altare di destra, dedicato al protettore dei casari e dei salumieri, San Lucio che fa' la carità di Francesco Paglia; nel terzo altare San Giacomo, San Ludovico e San Gottardo, un affresco della bottega del Ferramola, come pure di bottega è anche la lunetta con Cristo fra le nubi; nel quinto altare Santa Lucia, Sant'Apollonia e Sant'Agata di Pietro Scalvini (1761); nel nono, dedicato ai protettori dei calzolai e dei pellettieri, il Martirio di San Crispino e Crispiniano di Pietro Avogadro (1706); nella cappella al termine della navata di destra Sant'Antonio abate e Sant'Antonio da Padova di Jacopo Palma il Giovane. Nell'altare barocco del presbiterio sono custodite le reliquie del primo vescovo bresciano, Sant'Ursicino: da ammirare il coro, intarsiato da Clemente Zamara (1500), i dodici Apostoli di Antonio Cifrondi sulle pareti laterali e, sull'altar maggiore, l'Immacolata coi Santi (e, fra questi, San Giuseppe) di Antonio Cappello. Una porta ha preso il posto della decima cappella di destra: il quadro del Romanino, San Girolamo, San Giacomo, Santa Caterina e Maria Maddalena, è conservato alla Pinacoteca Tosio Martinengo. A sinistra del presbiterio, nella cantoria, il monumentale organo costruito da Graziadio Antegnati nel 1581. Nel terzo altare di sinistra, si segnala L'incoronazione della Vergine con i Santi Stefano e Lorenzo di Antonio Gandino; nel quinto altare, il Redentore tra Santa Margherita da Cortona e Caterina da Bologna di Ferdinando del Cairo; nel sesto una Madonna col Bambino e i Santi (e c'è pure San Giuseppe, protettore dei lavoratori del legno) di Luca Mombello (1580), nel settimo altare San Pietro Regalato e San Giacomo della Marca di Pietro Scalvini (1747). Ma i gioielli sono i due chiostri sul lato occidentale: uno piccolo, quadrato, (destinato ai forestieri) con tre arcate per lato e dalle pareti affrescate; il secondo (destinato alla preghiera), molto più ampio e con una fontana al centro, allinea in 29 lunette affreschi del XVI-XVII secolo che raccontano la vita del francescano San Bernardino da Siena e le chiese e i conventi fondati dall'ordine religioso in Lombardia. C'è anche un ancor più grande terzo chiostro, costruito in epoca più tarda, ed è visibile da via Gasparo da Salò al numero 13. Ha un loggiato ionico architravato ed è in stato restaurato, dopo decenni di incuria e abbandono.  

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