Bresciastory - I luoghi da visitare 5
Portale della Chiesa di Sant'Agata

Vista aerea di S.Maria della Pace

Torre della Pallata

 

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Sant’Agata

Sul lato nord della piazza, in direzione di via Dante e all'incrocio con il caratteristico corsetto Sant'Agata, c'è la chiesa dedicata alla Santa patrona del vecchio rione popolare. All'interno, in una veloce visita, si possono ammirare opere del Cinquecento bresciano (notevole un polittico sul primo altare di sinistra: nel mezzo c'è l'affresco della Madonna detta della Misericordia, oggetto di venerazione popolare proveniente dal muro di una casa vicino al monastero dei Santi Cosma e Damiano e qui trasportato nel 1668: si pensa sia opera di Floriano Ferramola o di Paolo da Cailina). Dietro l'altar maggiore, in una cornice a stucchi dorati del Cinquecento, il Martirio di Sant'Agata di Francesco Prato, mentre nella sacrestia è conservata una Crocifissione di Pietro da Marone. Nel 1789, dopo la soppressione del convento dei Carmelitani Scalzi di San Pietro in Oliveto, vengono portate in questa chiesa le reliquie dei santi vescovi Paolo I, Silvino, Paolo II, Cipriano e Deodato nonché del martire S. Evasio.

 Santa Maria della Pace

Uscendo dalla chiesa, in via Dante, al numero 15, c'è la dimora di Francesco Bussone, conte di Carmagnola, il celebre condottiero al servizio dei Visconti e poi di Venezia, processato e ingiustamente giustiziato per alto tradimento (protagonista della tragedia manzoniana Il conte di Carmagnola). All'incrocio con via della Pace, a destra, la settecentesca chiesa di Santa Maria della Pace, rimasta incompiuta nella facciata. Ha un'altissima cupola (sovrastata da una statua in rame dorato della Madonna, a dominare e proteggere la città e che cade, quasi per un funesto presagio, al ritorno degli austriaci nel 1848) e l'interno è a un'unica ampia navata, scandita da semicolonne corinzie in marmo rosato. Racchiude opere di Francesco Batoni (sull'altar maggiore è il suo capolavoro, La presentazione al tempio, del 1738), Pompeo Ghitti, Giovan Battista Pittoni. Il palazzo adiacente, sede dell'oratorio dei padri Filippini (detti "della Pace" dal loro fondatore, San Filippo Neri, che fu direttore spirituale delle monache di Santa Maria della Pace), è il palazzo appartenuto un tempo al celebre condottiero Bartolomeo Colleoni, generale delle truppe della Serenissima. E qui, nel 1497, soggiorna la regina di Cipro Caterina Cornaro, ospite del conte Ludovico Martinengo della Pallata (erede del Gaspare Martinengo che sposa Caterina, la figlia del Colleoni, mentre l'altra figlia Isotta si unisce in matrimonio con Giacomo Martinengo della Motella...ma le due famiglie sono da sempre imparentate: la moglie del condottiero è infatti Tisbe Martinengo...): per otto giorni la bella sovrana è allietata da giostre e da ogni sorta di divertimenti. In una festa che coinvolge tutta la città, dalla fontana della vicina Pallata si farà addirittura sgorgare dell'ottimo vino.

 La Torre della Pallata 

Alta 31 metri, a pianta quadrata di 10,60 metri per lato, con un basamento inclinato del tipo "a scarpata", una poderosa muratura di bugnato rinforzata con delle lesene e con alcune sottili feritoie sulla facciata (ora mutate in piccole finestre perchè la torre è abitata), la Pallata è una splendida costruzione romanica. Sarebbe, si dice sovente, quel che resta delle vecchie mura della città, se non fosse che già tra il 1237 e il 1249 la cerchia delle mura corre più a ovest, passando dall'attuale piazzale Garibaldi. E allora? Non può nemmeno servire a difendere una seconda cinta di mura, trovandosi troppo lontana da porta S.Giovanni. Probabilmente fa da custodia alla cassa del Comune, cosa che è ben documentata in epoca rinascimentale. Il nome di Pallata deriva da una palizzata innalzatale tutt'intorno o come ulteriore fortificazione o perchè, molto più probabile, il terreno è paludoso (poco più avanti, via delle Bassiche sorge infatti su quello che resta di un acquitrino). Innalzata verso il 1250, si completa utilizzando in gran parte materiale proveniente da edifici romani in rovina. Interessanti sono sul lato settentrionale un bassorilievo con il busto di un santo, un capitello con una testina e un fiore su cui spicca la data 1253, una scultura sul lato occidentale raffigurante, stando alla scritta, il vescovo Apollonio con mitra e pastorale. Sempre sul lato occidentale, sulla facciata, nel 1461 viene posto un orologio. Dopo un restauro, alla fine del Quattrocento, viene aggiunto il coronamento dei merli in cotto e la torretta con la cupola zincata e le due campane. Sotto la cella campanaria sta una piccola cappella affrescata in azzurro con motivi floreali in giallo. In basso, ai piedi della torre, getta acqua in quantità la grande fontana del 1596 di Antonio Carra che, su disegno di Pier Maria Bagnadore, scolpisce le statue allegoriche di un tritone, di Brescia in armi e dei fiumi Mella e Garza. Monumento-simbolo di Brescia, la Pallata è immortalata sotto la neve in un celebre quadro, un capolavoro del pittore Angelo Inganni (1807-1880). Dall'alto dei suoi merli il 17 marzo 1426 i congiurati bresciani, decisi a liberare la città dai Visconti, sventolano la bandiera di Venezia, dando il via alla rivolta. E durante il sacco di Brescia del 1512, ad opera dei Francesi di Gastone di Foix, nemmeno le pietre della mini-fortezza della Pallata riescono a salvare le povere casse del Comune.  

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