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Il lago di Garda Luoghi da vedere |
“Ecco: la verde Sirmio nel lucido lago sorride, fiore
de le penisole
Il sol la guarda e vezzeggia: somiglia d'intorno il Benaco una
gran tazza argentea, cui placido olivo per gli orti nidi corre misto a l'eterno
lauro”.
così vede Sirmione Giosuè Carducci nelle sue Odi barbare.
La penisola è una sottile lingua di terra, non più di 100
ettari, che, argentata di ulivi, si protende per oltre tre chilometri verso il
cuore del lago. Il suo nome deriva dal dalmata sirm, "ospizio,
rifugio" e one "acqua": da sempre è un luogo di rifugio.
A Colombare,proprio all’inizio della pensiola sta sin dai tempi romani una
mansio, un posto di ristoro lungo la via Gallica per truppe, corrieri e
viandanti, indicato nella carta topografica dell'imperatore Antonino. E’ un
luogo di rifugio in un basso lago che è tutto una selva (vedere Desenzano…)
infestata dai briganti, una trappola in cui cadono anche interi eserciti.
La grande soprano greca ha qui la sua
casa, non distante da quella del poeta romano Catullo. Duemila anni li dividono,
non l’amore per questi luoghi. Una sorgente subacquea ribolle al largo
dell'estrema punta della penisola di Sirmione e da’ vita a un impianto termale
noto in tutta Europa. Fino alla fine dell’Ottocento, stando a quanto scrive il
Solitro, la sorgente “dava notizia di sé agli abitanti di Sirmione soltanto
per le numerose gallozzole che senza interruzione dal fondo del lago in più
punti... salivano alla superficie gorgogliando e rompendosi e distendendosi
poscia in cerchi molteplici, tingendo lo spazio all'intorno d'un color livido,
somigliante a quello di acqua stagnante putrefatta, e per un acuto odore di
zolfo o meglio d'uova fracide che impregnava l'aria tutto intorno per largo
tratto. Fu nel 1889 che il professor Piatti, dopo varie prove antecedentemente
tentate e da lui e da altri e non mai riuscite per mancanza di mezzi adatti, poté
finalmente far piantare nel fondo del lago, alla profondità di circa
diciassette metri, e propriamente alla bocca della scaturigine, una canna che
raccogliesse tutto il getto della meravigliosa sorgente…”.
Sirmione è un meraviglioso
borgo medievale, rimasto incredibilmente integro. Certo non c’è più il ponte
levatoio che, alzandosi, trasforma in un attimo la terra del comune in
un’isola. Dall’alta torre del castello (alta 46 metri, vi si sale superando
146 gradini), eretta all’inizio del Trecento da Cangrande della Scala si
ammira il lago. E dal camminamento delle guardie, la vista abbraccia il
porticciolo fortificato, i tetti colorati delle case. Alcune chiese di Sirmione
meritano una visita, a partire da quella quattrocentesca di Sant'Anna. Ricca di
affreschi votivi è proprio accanto alla porta, vicina al castello è costruita
per i soldati della guarnigione. Della stessa epoca c’è poi Santa Maria
Maggiore, eretta, con annesso un piccolo cimitero annesso, sulla preesistente
chiesa di San Martino in Castro. La più antica è la longobarda San Pietro in
Mavino, costruita, secondo la tradizione, dai pescatori del luogo…Luogo
di pace e di delizia, Sirmione, soprattutto nell’Ottocento, ispira molti
architetti: uno splendido esempio neoclassico è Villa Cortine, splendida dimora
voluta dal conte tedesco Kurt von Koseritz, con una facciata palladiana e uno
scenografico giardino all’italiana. Ma alla punta estrema della penisola sta
la vera grande attrattiva, il monumentale complesso archeologico delle grotte di
Catullo. Il
curioso nome è
dato dal cronista veneziano Marin Sanuto, perché nei locali della villa (che
non è certo sia quella del poeta Catullo…) a metà del Quattrocento si entra
dall’alto, da aperture nel terreno. Alcuni storici però sostengono che questi
siano i resti di un imponente impianto termale, come dimostrerebbero i tanti
locali-botteghe e l'ancora conservato doppio criptoportico lungo 160 metri,
scandito da una sessantina di pilastri. L’incanto non cambia, anzi si fa magia
ogni giorno, nella calda luce del tramonto.
Desenzano
Ha un porticciolo antico e minuscolo, con tanto di dogana,
magazzino e guarnigione a sua difesa, un centro armoniosamente veneto, un
lungolago meraviglioso. Ma soprattutto vanta i resti di una villa romana del
sec. II-III d.C., ricca di mosaici e di un impianto termale, all’ombra di un
possente castello a difesa delle scorrerie barbariche. Posta in posizione
strategica sull’antica via Emilia, su un precedente tracciato gallico,
Desenzano (dal nome romano Decentius, oppure da descensio, discesa) è abitata
sin da tempi antichissimi. Lo testimonia un aratro, custodito nel museo
archeologico: è il più antico in legno mai ritrovato, risale a duemila anni
prima di Cristo e nella torbiera della Polada, sulla strada per Lonato, poggia
un insediamento di palafitte dell’Età del Bronzo.La zona sud del Garda è
teatro di eventi storici: nel 249 l'imperatore Traiano Decio sconfigge e uccide
alla Selva Lucana (Lugana) il rivale Filippo l'Arabo. Nel 258 Claudio II compie
una vera e propria strage di Goti, vi passa anche Costantino e qui sconfigge
Massenzio, sulle rive del Mincio papa Leone Magno ferma e converte Attila, il
capo degli Unni. Secoli dopo, nel 1170, Niceta diffonde in queste terre
l’eresia catara, che raccoglie seguaci in tutta Europa, dai Balcani alla
Linguadoca: predica il ritorno alla pura e povera chiesa delle origini e provoca
rivolte popolari contro feudatari e ordini religiosi. Desenzano vanta
addirittura un vescovo cataro, Giovanni Bello, ordinato a Drugonzia, in Tracia,
e desenzanese è il grande pensatore cataro Giovanni di Lugio, autore del Liber
de duobus principiis. Il movimento
va di pari passo con quello dei patarini, da patee, straccivendolo: gente del
popolo e religiosi di ordini mendicanti che lottano contro il clero, colpevole
ai loro occhi di simonia e concubinato. La repressione da parte del vescovo di
Verona non si fa però attendere ed è tremenda: l'inquisitore Pinamonte
Buonaccolsi e Alberto della Scala arrestano nella vicina Sirmione 166 patarini,
che con altre decine di catari vengono messi al rogo nel febbraio 1278
nell’arena di Verona. Nelle guerre tra guelfi e ghibellini, Desenzano si
schiera con questi ultimi che nel 1267 trovano rifugio, da Verona e da Brescia,
nel suo castello. Verranno, alla fine, sopraffatti. Col dominio di Venezia
(1426) Desenzano entra nella Magnifica Patria, divenendo il cuore della quadra
di Campagna che riunisce Calvagese, Muscoline, Carzago, Bedizzole, Padenghe,
Pozzolengo. Sempre in lotta di potere con Salò, ha un mercato del grano che
alimenta scambi con Mantova, Cremona, Trento e anche con la Germania.
Il mercato
sin dal 1385 è tutelato da rigide norme contro l'esportazione di biade, pena il
sequestro dei mezzi di trasporto. Attorno al grano ruotano anche altre merci:
ferro, refe, carta, carbone, legname, frutta: qui si forma il listino valido per
tutta la Magnifica Patria…Il '500 è un secolo disastroso per Desenzano e il
Garda. Oltre ai continui saccheggi delle truppe tedesche e dei lanzichenecchi,
arriva la peste.
Le guerre paiono senza fine. Gli imperiali durante la
guerra di successione al trono di Spagna giungono affamati nel paese.
E’il 30 luglio 1701, gli abitanti devono fuggire per terra o, via lago,
riparare a Salò. Due anni dopo arrivano come cavallette settemila soldati
francesi. Uno scontro tra imperiali e francesi avviene al monte Corno il 29
novembre 1704 e solo nel 1705 la neutrale Venezia invia un esercito a difendere
i propri domini dalle violenze degli eserciti in transito.
Dopo la rivoluzione giacobina
del 1797 diviene sede del Dipartimento del Benaco. Il periodo è movimentato da
eccessi anticlericali (con spoliazione di chiese) e dal temporaneo sopravvento
austro-russo del 1799. Con la restaurazione, sotto il Regno Lombardo-Veneto,
Desenzano viene elevato nel 1815 a comune di prima classe e nel 1816 e nel 1821 riceve la visita
dell'imperatore austriaco Francesco I. Intorno al 1830 la Società del Casino diviene un
punto di riferimento per chi nutre idee patriottiche e durante l'insurrezione di
Brescia del marzo 1848, sulla strada per Padenghe è catturato da Pietro Boifava
e dai suoi serlesi il generale austriaco Schonhals. Nel 1851 viene in visita a
Desenzano l'imperatore d'Austria, Francesco Giuseppe; l’anno dopo si inaugura
la linea ferroviaria Brescia-Verona, con la costruzione del viadotto lungo mezzo
chilometro su sedici arcate. Un monumento sul lungolago ricorda le imprese aeree
compiute dal Reparto d'Alta velocità di stanza a Desenzano: il 23 settembre 1934 Francesco Agello
fissa, con 704 km orari, il record di velocità a bordo di un idrovolante. Guardando
verso la campagna, una torre sacrario alta 64 metri domina l’orizzonte, a
ricordo della battaglia di San Martino e Solferino. Qui, su queste colline ora
coperte di vigneti, il 25 giugno 1859, 111 mila austriaci sono sopraffatti da 83
mila francesi e da 22 mila piemontesi… Tra
i tanti cittadini illustri di Desenzano occupa un posto di rilievo Angela Merici
(1470-1540), che fonda a Brescia la Compagnia delle Dimesse di Sant'Orsola e
viene fatta santa da papa Pio VII.
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