Bresciastory - I luoghi dell Garda 1

Il lago di Garda

Luoghi da vedere

Sirmione


“Ecco: la verde Sirmio nel lucido lago sorride, fiore de le penisole
Il sol la guarda e vezzeggia: somiglia d'intorno il Benaco una gran tazza argentea, cui placido olivo per gli orti nidi corre misto a l'eterno lauro”
.
così vede Sirmione Giosuè Carducci nelle sue Odi barbare.

La penisola è una sottile lingua di terra, non più di 100 ettari, che, argentata di ulivi, si protende per oltre tre chilometri verso il cuore del lago. Il suo nome deriva dal dalmata sirm, "ospizio, rifugio" e one "acqua": da sempre è un luogo di rifugio. A Colombare,proprio all’inizio della pensiola sta sin dai tempi romani una mansio, un posto di ristoro lungo la via Gallica per truppe, corrieri e viandanti, indicato nella carta topografica dell'imperatore Antonino. E’ un luogo di rifugio in un basso lago che è tutto una selva (vedere Desenzano…) infestata dai briganti, una trappola in cui cadono anche interi eserciti. Più avanti, al centro della penisola, quasi dal lago sorge il castello: dalla porta si entra nel borgo. Dunque un avamposto bellico sul lago, così lo vedono anche i longobardi (qui la regina Ansa, moglie di Desiderio, costruisce una chiesa dedicata a San Salvatore) e più tardi gli scaligeri della vicina Verona. Un borgo militare, ma anche un borgo di pescatori. Sirmione è “il bel loco magno e vago dove se pilla sardene e carpione”, cui l'imperatore Federico II nel XIII secolo concede un raro privilegio, quello della libertà di pescagione. Per tutti è oggi il paese della Callas, di Catullo, delle Terme. La grande soprano greca ha qui la sua casa, non distante da quella del poeta romano Catullo. Duemila anni li dividono, non l’amore per questi luoghi. Una sorgente subacquea ribolle al largo dell'estrema punta della penisola di Sirmione e da’ vita a un impianto termale noto in tutta Europa. Fino alla fine dell’Ottocento, stando a quanto scrive il Solitro, la sorgente “dava notizia di sé agli abitanti di Sirmione soltanto per le numerose gallozzole che senza interruzione dal fondo del lago in più punti... salivano alla superficie gorgogliando e rompendosi e distendendosi poscia in cerchi molteplici, tingendo lo spazio all'intorno d'un color livido, somigliante a quello di acqua stagnante putrefatta, e per un acuto odore di zolfo o meglio d'uova fracide che impregnava l'aria tutto intorno per largo tratto. Fu nel 1889 che il professor Piatti, dopo varie prove antecedentemente tentate e da lui e da altri e non mai riuscite per mancanza di mezzi adatti, poté finalmente far piantare nel fondo del lago, alla profondità di circa diciassette metri, e propriamente alla bocca della scaturigine, una canna che raccogliesse tutto il getto della meravigliosa sorgente…”.
Sirmione è un meraviglioso borgo medievale, rimasto incredibilmente integro. Certo non c’è più il ponte levatoio che, alzandosi, trasforma in un attimo la terra del comune in un’isola. Dall’alta torre del castello (alta 46 metri, vi si sale superando 146 gradini), eretta all’inizio del Trecento da Cangrande della Scala si ammira il lago. E dal camminamento delle guardie, la vista abbraccia il porticciolo fortificato, i tetti colorati delle case. Alcune chiese di Sirmione meritano una visita, a partire da quella quattrocentesca di Sant'Anna. Ricca di affreschi votivi è proprio accanto alla porta, vicina al castello è costruita per i soldati della guarnigione. Della stessa epoca c’è poi Santa Maria Maggiore, eretta, con annesso un piccolo cimitero annesso, sulla preesistente chiesa di San Martino in Castro. La più antica è la longobarda San Pietro in Mavino, costruita, secondo la tradizione, dai pescatori del luogo…Luogo di pace e di delizia, Sirmione, soprattutto nell’Ottocento, ispira molti architetti: uno splendido esempio neoclassico è Villa Cortine, splendida dimora voluta dal conte tedesco Kurt von Koseritz, con una facciata palladiana e uno scenografico giardino all’italiana. Ma alla punta estrema della penisola sta la vera grande attrattiva, il monumentale complesso archeologico delle grotte di Catullo.
Il curioso nome è dato dal cronista veneziano Marin Sanuto, perché nei locali della villa (che non è certo sia quella del poeta Catullo…) a metà del Quattrocento si entra dall’alto, da aperture nel terreno. Alcuni storici però sostengono che questi siano i resti di un imponente impianto termale, come dimostrerebbero i tanti locali-botteghe e l'ancora conservato doppio criptoportico lungo 160 metri, scandito da una sessantina di pilastri. L’incanto non cambia, anzi si fa magia ogni giorno, nella calda luce del tramonto.

Desenzano

Ha un porticciolo antico e minuscolo, con tanto di dogana, magazzino e guarnigione a sua difesa, un centro armoniosamente veneto, un lungolago meraviglioso. Ma soprattutto vanta i resti di una villa romana del sec. II-III d.C., ricca di mosaici e di un impianto termale, all’ombra di un possente castello a difesa delle scorrerie barbariche. Posta in posizione strategica sull’antica via Emilia, su un precedente tracciato gallico, Desenzano (dal nome romano Decentius, oppure da descensio, discesa) è abitata sin da tempi antichissimi. Lo testimonia un aratro, custodito nel museo archeologico: è il più antico in legno mai ritrovato, risale a duemila anni prima di Cristo e nella torbiera della Polada, sulla strada per Lonato, poggia un insediamento di palafitte dell’Età del Bronzo.La zona sud del Garda è teatro di eventi storici: nel 249 l'imperatore Traiano Decio sconfigge e uccide alla Selva Lucana (Lugana) il rivale Filippo l'Arabo. Nel 258 Claudio II compie una vera e propria strage di Goti, vi passa anche Costantino e qui sconfigge Massenzio, sulle rive del Mincio papa Leone Magno ferma e converte Attila, il capo degli Unni. Secoli dopo, nel 1170, Niceta diffonde in queste terre l’eresia catara, che raccoglie seguaci in tutta Europa, dai Balcani alla Linguadoca: predica il ritorno alla pura e povera chiesa delle origini e provoca rivolte popolari contro feudatari e ordini religiosi. Desenzano vanta addirittura un vescovo cataro, Giovanni Bello, ordinato a Drugonzia, in Tracia, e desenzanese è il grande pensatore cataro Giovanni di Lugio, autore del Liber de duobus principiis.  Il movimento va di pari passo con quello dei patarini, da patee, straccivendolo: gente del popolo e religiosi di ordini mendicanti che lottano contro il clero, colpevole ai loro occhi di simonia e concubinato. La repressione da parte del vescovo di Verona non si fa però attendere ed è tremenda: l'inquisitore Pinamonte Buonaccolsi e Alberto della Scala arrestano nella vicina Sirmione 166 patarini, che con altre decine di catari vengono messi al rogo nel febbraio 1278 nell’arena di Verona. Nelle guerre tra guelfi e ghibellini, Desenzano si schiera con questi ultimi che nel 1267 trovano rifugio, da Verona e da Brescia, nel suo castello. Verranno, alla fine, sopraffatti. Col dominio di Venezia (1426) Desenzano entra nella Magnifica Patria, divenendo il cuore della quadra di Campagna che riunisce Calvagese, Muscoline, Carzago, Bedizzole, Padenghe, Pozzolengo. Sempre in lotta di potere con Salò, ha un mercato del grano che alimenta scambi con Mantova, Cremona, Trento e anche con la Germania. Il mercato sin dal 1385 è tutelato da rigide norme contro l'esportazione di biade, pena il sequestro dei mezzi di trasporto. Attorno al grano ruotano anche altre merci: ferro, refe, carta, carbone, legname, frutta: qui si forma il listino valido per tutta la Magnifica Patria…Il '500 è un secolo disastroso per Desenzano e il Garda. Oltre ai continui saccheggi delle truppe tedesche e dei lanzichenecchi, arriva la peste.
Le guerre paiono senza fine. Gli imperiali durante la guerra di successione al trono di Spagna giungono affamati nel paese. E’il 30 luglio 1701, gli abitanti devono fuggire per terra o, via lago, riparare a Salò. Due anni dopo arrivano come cavallette settemila soldati francesi. Uno scontro tra imperiali e francesi avviene al monte Corno il 29 novembre 1704 e solo nel 1705 la neutrale Venezia invia un esercito a difendere i propri domini dalle violenze degli eserciti in transito.
Dopo la rivoluzione giacobina del 1797 diviene sede del Dipartimento del Benaco. Il periodo è movimentato da eccessi anticlericali (con spoliazione di chiese) e dal temporaneo sopravvento austro-russo del 1799. Con la restaurazione, sotto il Regno Lombardo-Veneto, Desenzano viene elevato nel 1815 a comune di prima classe e nel 1816 e nel 1821 riceve la visita dell'imperatore austriaco Francesco I. Intorno al 1830 la Società del Casino diviene un punto di riferimento per chi nutre idee patriottiche e durante l'insurrezione di Brescia del marzo 1848, sulla strada per Padenghe è catturato da Pietro Boifava e dai suoi serlesi il generale austriaco Schonhals. Nel 1851 viene in visita a Desenzano l'imperatore d'Austria, Francesco Giuseppe; l’anno dopo si inaugura la linea ferroviaria Brescia-Verona, con la costruzione del viadotto lungo mezzo chilometro su sedici arcate. Un monumento sul lungolago ricorda le imprese aeree compiute dal Reparto d'Alta velocità  di stanza a Desenzano: il 23 settembre 1934 Francesco Agello fissa, con 704 km orari, il record di velocità a bordo di un idrovolante. Guardando verso la campagna, una torre sacrario alta 64 metri domina l’orizzonte, a ricordo della battaglia di San Martino e Solferino. Qui, su queste colline ora coperte di vigneti, il 25 giugno 1859, 111 mila austriaci sono sopraffatti da 83 mila francesi e da 22 mila piemontesi…  Tra i tanti cittadini illustri di Desenzano occupa un posto di rilievo Angela Merici (1470-1540), che fonda a Brescia la Compagnia delle Dimesse di Sant'Orsola e viene fatta santa da papa Pio VII.

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