Bresciastory - I luoghi del Garda 2
Balcone a Salò

Lago di Garda

I luoghi da vedere

Valtenesi

Pochi chilometri dopo Desenzano, dove il lago disegna una grande curva verso nord,  ha inizio una zona dolcemente collinosa: è la Valtenesi, l'antico territorio romano del Val de Tenenzi con i suoi sette Comuni disseminati fra pendii ricoperti di vigneti ed oliveti.
Il castello di Padenghe, nato per proteggere gli abitanti dalle scorrerie degli Ungari, poi nei secoli roccaforte ghibellina, ha conservato l’originaria struttura: solide mura di grossi ciottoli e tre torri. Sopra l'ingresso, che aveva un tempo un ponte levatoio, si erge la torre principale, quadrata, priva di merlatura. Il castellano e la guarnigione abitano nel castellino, eretto più tardi all’interno della cinta. Qui soggiorna Dante, e di Padenghe è l’ultimo re longobardo, Desiderio.
Più avanti e verso l’interno si erge il possente maniero di Drugolo, conosciuto come il "castello Averoldi". Ora è di proprietà del barone Della Quara e nelle sue vicinanze è sorto uno dei più bei campi da golf d’Europa, l’Arzaga…Poi ecco come perle di una collana Soiano del Lago, Polpenazze, Puegnago: terre che danno “uve perfette”, da cui si ricavano vini altrettanto ottimi. Il Chiaretto è di queste parti, vanto della vicina Moniga. La strada in questo tratto di lago non corre sul litorale fin quasi a Salò, solo stradine secondarie congiungono i borghi, diramandosi di tanto in tanto a raggiungere la costa. Moniga se ne resta in posizione sopraelevata sul lago coi merli della sua antica fortezza dalle torri cilindriche, su cui Carducci vede “parlar al vento i fantasmi dei trapassati d’armi e d'amori".
Risalendo, troviamo Manerba "antica", cara a Minerva. Un tempo qui sta un tempio dedicato alla dea ("manerbas"), a picco sul lago, in cima allo sperone roccioso. Da lontano, Goethe vi vede invece il profilo di Dante.Sulla sommità per secoli si staglia una rocca che il Folengo, nel suo maccheronico linguaggio definisce una terribile fortezza “quae spingardellis Benacus spazzat ubique”. Il baluardo, un tempo fieramente conteso da Longobardi e Carolingi, fortezza degli Scaligeri cacciati poi da Giovanni di Boemia, figlio dell'imperatore Enrico VII, viene poi distrutto nel 1787 perché divenuto un covo di malfattori.A riprova di tutto questo, una recente campagna di scavi ha riportato alla luce una cittadella romana, con una rocca e un tempio proprio sulla sommità della collina.

Salò

“Porge dal seno lunato a sinistra Salò le braccia candide lieta come fanciulla….e ride e getta fiori con le man piene”. Così il poeta Giosuè Carducci descrive questo angolo incantevole del Garda. Il terribile terremoto del 1901 demolendo le case sulla riva (e insieme il cinquecentesco Palazzo Comunale) in un certo senso incoraggia la costruzione dell’attuale lungolago, dando slancio al turismo.
Salò vanta una storia antica: abitato romano (nei dintorni si è ritrovata una necropoli risalente ai primi secoli dopo Cristo); nucleo medioevale fortificato nel XII secolo dall’imperatore Enrico; in possesso degli Scaligeri nel '400; capoluogo del territorio dopo aver scalzato nel ruolo la vicina Maderno; piccola e degna capitale della Magnifica Patria già dal 1337 e riconfermata dalla Serenissima nel 1473, fedele a Venezia fino a diventare protagonista della rivolta del 1797 contro i filofrancesi, comandati dal Gambara detto il Conte Rosso. Una rivolta pagata a caro prezzo.
Salò assume il titolo di città nel 1860 con decreto di Eugenio di Savoia, dopo che Garibaldi vi entra trionfalmente da liberatore. In tempi recenti le tocca in sorte di diventare capitale, alla fine della guerra, della Repubblica di Salò, nell'autunno del 1943 e fino alla primavera del 1945. Il governo fascista ha sede nelle vile e nei palazzi della riviera, non solo a Salò ma anche a Gardone, Fasano, Desenzano...C'è chi fa derivare il nome di Salò da Sallustri lans, altri da Saloo, un profugo dell'Egitto. Di certo è la romana Salodium, come testimonia la non lontana necropoli di Lucone (I-IV secolo dopo Cristo). E’ luogo antico, di commercio e cultura.
L‘Ateneo di Salò, erede di una rinomata Accademia degli Unanimi fondata nel 1564, raccoglie nella Biblioteca di Palazzo Fantoni (XV secolo) più di 25.000 volumi, tra cui codici miniati, manoscritti del XIII secolo, libri a stampa del XVI secolo e un'ampia documentazione sul periodo della Magnifica Patria.
“La coltura degli agrumi, della vite e del gelso; l'olio d'ulivo e di lauro, la navigazione, la pesca e l'imbiancamento del refe sono le principali sorgenti di sostentamento agli abitatori del lago”, scrive Puecher nel secolo scorso.
All’epoca si registrano in Salò 90 filatoi di seta e 18 fabbricanti di refe di lin”. Venezia figura fra i principali clienti: quel refe serve per cime per le navi, ma anche a Burano per i leggendari merletti. L'importazione della città di San Marco è notevole, al punto che scatta l’esenzione, con una delibera del 1520, dal pagar dazio.Le matasse del refe vengono candeggiate sulla riva del lago, in genere nel mese di aprile. E’ un lavoro che tocca alle donne. Il loro nostalgico canto si perde nel golfo: “vegnerà la primavera/ fiuriran le marzoline, vegnerà al basso le trentine/ coi salodiani a far l'amor”.A ricordare quel lavoro d’un tempo,  c'è ancora una via denominata Cure del Lino. Salò: notturno del lago Per secoli Salò è la capitale del lago. Qui i candelabri del Duomo sono costruiti col bronzo dei cannoni conquistati ai Turchi, qui è la terra di Gasparo Bertolotti, da molti ritenuto l’inventore del violino. E’ una storia controversa, la sua, perché nella vicina Cremona si attribuisce la stessa cosa a Andrea Amati. Certo è che i due liutai lavoravano in una identica direzione e che poi nella città del Torrazzo si raggiungerà la perfezione tecnica, grazie all’abilità di artisti come Nicola Amati, Francesco Guarneri, Antonio Stradivari…
Da vedere a Salo è la cinquecentesca Loggia della Magnifica Patria. Fra le colonne del porticato il Capitano e i Provveditori intrattengono la popolazione, relazionando sull'attività pubblica. Nel portico vi è conservata l'effige del Leone di San Marco, su una parete sono segnate le principali unità di misura in uso nel Cinquecento. Un museo archeologico è ospitato nelle sale del palazzo…Poco distante, in una piazzetta che d’estate è usata per concerti di musica classica, si eleva il Duomo, dedicato a Santa Maria dell'Annunciata, è una costruzione gotico-veneziana del XV secolo, eretta su disegni di Filippo Dalle Vacche da Caravaggio. E’ considerata la chiesa artisticamente più rilevante dell’intero Garda,  richiama fortemente la veronese S.Anastasia, è impreziosita da dipinti del Romanino (Sant'Antonio e Madonna fra i Santi), di Palma il Vecchio e il Giovane (cui si devono gli affreschi della cupola), Paolo Veneziano, Andrea Celesti (Adorazione dei Magi). Notevole è pure un crocefisso ligneo del 1449, un gruppo cinquecentesco di sculture  che rappresentano il Compianto sul Cristo Morto.
Il Museo storico del Nastro Azzurro, nella vicina via Fantoni, raccoglie cimeli, reperti, documenti dall'epoca napoleonica fino all’era contemporanea.

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