Bresciastory - I luoghi del Garda 5
Limonaia del Garda

Il lago di Garda

Luoghi da vedere

Campione

La "povera terra" di Campione è uno dei luoghi più depressi del lago, collocata su di un piccolo promontorio fra le rocce. Nessuna vera strada d'accesso vi conduce, fino al 1930, solo un approdo dall’acqua.
Sant'Ercolano non avrebbe potuto scegliere posto più adatto per venire a farvi l'eremita, nel VI secolo, “refutando li doni del mondo” e il vescovado di Brescia.
Il torrente Campione scorre vicino per terminare il suo breve ma tormentato tragitto nel Garda. Panoramica della costa tra Limone e Campione Le sue rive appartengono l’una alla diocesi bresciana e l’altra a quella trentina, mentre la foce “stando nel lago” appartiene a Verona che ha giurisdizione su tutte le acque. Campione si riconosce così in quel misterioso “luogo è nel mezzo...” citato da Dante per la sua triplice appartenenza a differenti poteri. Poteri spirituali, al tempo del sommo poeta. E, tutto sommato nelle stesse condizioni, si trova anche l’isola di Garda. Che Dante pensasse all’isola? La verità è che anche Campione è un luogo che ha dell’isola: vi si porta sin dall’antichità il ferro dalle miniere di Tremosine e dalla valle di Ledro per caricarlo sui barconi o lavorarlo nelle locali fucine. Sembra che già i romani se ne servano per forgiare spade e lance, per armare le legioni tese alla conquista del mondo. Jadoco, nel 1546, scrive che il luogo è tutto un crepitare di fiamme e uno strepitio di ruote mosse dalle acque. Per il ferro e il rame Campione diventa una sorta di zona franca: non si paga dazio né in entrata né in uscita.
Tutto cambia poi alla fine dell’800 quando l’Olcese insedia qui i propri stabilimenti di filatura, che procurano sempre più lavoro. I dipendenti diventano persino un migliaio, accanto agli stabilimenti sorgono le abitazioni delle maestranze e Campione diviene una cittadina industriale, una specie di new town inglese. Così quando nel 1981 l’Olcese chiude definitivamente la sua attività, Campione resta un raro esempio di urbanistica e archeologia industriale.

Limone

Gabriele D’Annunzio la chiama il meandro e la strada Gardesana entra ed esce, sinuosa, dalla montagna che rinserrando il lago, scende a capofitto verso l’acqua. Limone appare all’improvviso, quasi sommersa da olivi, oleandri, allori, buganvillee. Il simpatico golfo fa cornice al tipico e minuscolo borgo di pescatori, l’antico Commun piccolo della Serenissima Venezia. Limone è per secoli l’ultima terra della riviera occidentale, qui è come una piccola Gibilterra, La fine del lago, di un mondo. Limone deve infatti il suo nome a limes  (limite, confine), non certo ai limoni che per decenni ne decretano la fortuna e ora, in ceramica colorata, ornano i portoni delle case. Un confine geografico che poco più in là, intorno alla Punta del Ponale diventa, grazie a una bianca colonnetta, il confine politico tra il Bresciano e il Tirolo. Lungolago a Limone Cioè, fino alla fine della prima guerra mondiale, fra l'Italia e l'Austria. Nel porto di Limone, agli inizi del novecento, vegliano lance e torpediniere della Regia Marina impegnate in servizi militari e di dogana. Undici chilometri di strada per buona parte in galleria fra minacciose barriere pietrose e si è a Riva del Garda, in Trentino. Chissà se gli Etruschi vivono davvero fin qua, se non preferiscono stare sulle montagne di Tremosine. Su una lapide rinvenuta a Limone sta inciso: PRIMIOSTAI ARONTI F SIBI ET BUGIAVE EX IM VIATOR VALE ET TU .... ed è un frammento che apre uno spiraglio di storia. Si lega questo pezzo di marmo ad Aronte, undicesimo re degli Etruschi, un condottiero che porta la sua gente sin nella Rezia. Le limonaie del paese, un tempo qui numerose e rigogliose, si estendono per terrazzi sopra l'abitato. La coltivazione di limoni, cedri e arance, introdotta fin dal XIII secolo,  per mancanza di terreno e alla ricerca di tutto il sole possibile, trova spazio in serre fatte a gradinate. Anche dieci per ciascuna serra, coi pilastri bianchi in muratura a fare da punti d'appoggio per le tettoie e le coperture necessarie a proteggere i preziosi agrumi dai venti e dai morsi del gelo. Oggi le limonaie sono inattive, inglobate da colpevoli ristrutturazioni edilizie o vuote carcasse pietrificate a colorare il paesaggio. La limonaia di Reamol, che col suo muraglione lambisce l'acqua, pare una triste cattedrale abbandonata …

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