Bresciastory - Il lago d'Iseo e la Franciacorta

 

 

Il lago d'Iseo e la Franciacorta

 

La Francia non c’entra per nulla: Franciacorta deriva da corti franche. Qui niente tasse, almeno un tempo: gli insediamenti religiosi, tesi alla bonifica e alla coltura delle terre, godevano infatti d’un particolare privilegio, l’esenzione dal pagamento di ogni tributo.A ovest di Brescia, chiusa tra la statale per Milano e il lago d’Iseo, la Franciacorta è il regno del vino, la frizzante terra delle bollicine. Qui le uve danno vita a vini di alta qualità, apprezzati in tutto il mondo.Gli antichi viaggiatori, quelli che traversavano il nostro Paese alle prese con il Grand Tour, il viaggio dell’anima, hanno scritto della Franciacorta che è unun angolo di Toscana chissà come finito al Nord. Una terra di dolci colline, ville patrizie, castelli di pietra, vigneti in ogni dove.La vacanza qui è romantica, da sogno. Da innamorati. E per chi ama il verde, il golf e l’equitazione l’offerta turistica è di livello e prestigio internazionale… Torbiere d'Iseo
Tra colline e vigneti occhieggiano qua e là segni di insediamenti prestigiosi, che meritano una deviazione. A Erbusco, per esempio, la palladiana villa Lechi con la affrescata Pieve di S. Maria, a Calino la rinascimentale villa Maggi, a Rodengo Saiano il più grande monastero olivetano d’Italia. Qui i luminosi affreschi del Romanino, del Moretto e del Gambara, la quiete dei chiostri, la biblioteca, l’eleganza della costruzione testimoniano antichi splendori. In un centro di cultura senza pari. Dal castello merlato di Passirano, che spunta irreale come un quadro di Magritte, si passa alle pietre romaniche di San Pietro in Lamosa. Dal sagrato della costruzione cluniacense, appena dopo l’abitato di Provaglio d’Iseo, la vista spazia sulle Torbiere, un’oasi naturalistica tra le più importanti d’Europa. Specchi d’acqua poco profonda, lasciati dal ritiro di un ghiacciaio, sono stati divisi dai monaci con sottili cordoni di terra. Si ricavava la torba dalle Torbiere. Ora, in una palude di due milioni di metri quadrati, vivono pesci e uccelli acquatici. E’ il regno degli aironi cinerini, dal volo maestoso. Il nome al lago lo dà Iseo, borgo un tempo di pescatori (dove c’era il porto, ora diventato una piazza circondata dai portici, aprono i battenti alcuni negozi di antiquari) e sul lungolago la bella pieve di Sant’Andrea, una chiesa romanica del XII secolo, mostra curiosamente un campanile incorporato nella elegante facciata. Al centro del lago si staglia Montisola. Il biglietto da visita, un’isola che è anche un monte, ma non avverte però che ci troviamo di fronte alla più grande isola lacustre d’Europa. Qui si producono reti speciali, da Montisola partono in ogni direzione nel mondo: reti da pesca ma anche sportive, da calcio, pallavolo, basket.Piccoli cantieri nautici da sempre producono cabinati e barche su misura, ancora in legno. E sull’isola, che è un’isola di pescatori, piena di ulivi e un po’ fuori dal mondo, non s’è persa l’antica arte di seccare i pesci al sole. Li ritroveremo nei migliori ristoranti del lago. Dove gusteremo le sardine sott’olio, ma anche le rinomate tinche ripiene, innaffiate da buon vino. La specialità soprattutto di Clusane. Il lago è l’ideale per chi ama la vela, il windsurf, il parapendio o il deltaplano, per chi cerca una vacanza fuori dal clamore, dalla ressa. Un altro luogo da non perdere è Zone, breve deviazione sui monti sopra Marone. Ecco qui le fate di pietra, ovvero le piramidi, un fenomeno di erosione creato dall’acqua con pochi esempi in Europa: altissime guglie di terra sormontate da macigni, come fossero cappelli, cappelli di un gigante. Attorno al lago un mondo di verde, una varietà di sentieri, meravigliose balconate aeree. E bellissime chiese. A Pisogne, uno stupendo ciclo di affreschi del Romanino orna la quattrocentesca Santa Maria della Neve.

 

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