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La pianura bresciana I LUOGHI CHIAVE |
Gottolengo
Quasi quattromila anni fa, in piena Età del Bronzo sorge qui un castellaro, gli scavi del 1925 portano alla luce un terrazzo delimitato da due serie di pali, sopraelevato rispetto alla pianura per timore di alluvioni. Vasellame e oggetti sono conservati al Museo Civico, un prezioso corno in terracotta sta al Museo Tigorini di Roma. Una tomba attesta poi la presenza gallica, quella romana è ricordata da varie lapidi. Sarebbe il passaggio di Ostrogoti e Goti a dare il nome al paese, poi arrivano i bizantini e i longobardi, che stabiliscono qui una loro corte. Poco prima del Mille, Gottolengo diventa possedimento dell'abbazia di Leno, un castello difende gli abitanti dalle invasioni degli Ungari. Il comune si costituisce all'inizio del '200 ma, sulla strada di molti eserciti, il paese è saccheggiato nel 1237 dall'esercito dell'imperatore Federico II e, dal 1247 ai primi del '300, assiste alle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini. Poi, questa terra è contesa da Venezia e Milano: dal castello passano i veneti del Carmagnola; poi i viscontei nel 1427 e, guidati dal Piccinino, nel 1438; Francesco Sforza per conto di Venezia nel 1441; di nuovo i milanesi nel 1452 e, durante la guerra di Ferrara, nel 1483, Federico Gonzaga. Nel 1475 Gottolengo accoglie molti ebrei, espulsi da varie città. La ricchezza è la campagna, al mercato settimanale che prende vita nel 1544, assai rinomati sono i meloni... Da non perdere, nella chiesa del quattrocentesco Convento dei Carmelitani, degli affreschi attribuiti al Romanino e la statua della Madonna del Carmine di Stefano Lamberti, un casale fortificato a Solaro (è tutto quel che resta del poderoso castello edificato dai Rodengo), il Santuario di Santa Maria in Scutella, innalzato, dopo la miracolosa guarigione di un cieco nel 1653, su una cappella preesistente. Qui, secondo lo storico Malvezzi, teneva un allevamento di cavalli il re longobardo Desiderio.
Seniga
Abitata
sin dal l'età del bronzo, poi dai romani, in età comunale la zona coinvolta
nelle guerre di confine
tra
Cremona e Brescia. Il castello di
Seniga viene distrutto nel 1238 da Federico II, che passa recandosi
all'assedio di Brescia. Il paese viene poi messo a ferro e fuoco nel 1266 da
Oberto Pallavicino, signore di Cremona, poi dal podestà di Bergamo,
Trussardino Colleoni. La Brescia guelfa lo riprende e lo affida Guidesco
Poncarali, che però, da gran traditore, apre le porte all'esercito
ghibellino. Il castello viene di nuovo distrutto e ricostruito, utilizzato nel
1453 da Francesco Sforza e riportato all'antico splendore dai Maggi. Gli
abitanti nel 1570 sono 700 e vivono "in
povere case e senza chiesa". Ai primi del '600 l'agricoltura
prende impulso, fornisce foraggi e vino abbondanti, il comune è proprietario
di tre mulini sull'Oglio. Il nome di Seniga deriva dal nome romano Sennus,
secondo alcuni invece da una pianta erbacea, la Polygala senega. Il gioiello
del paese è la Pieve di Santa Maria di Comella, costruita nella frazione di
Regona, intorno al 1200, ad immagine della basilica romanica di Leno. Andata
distrutta la basilica originale di Leno, resta ora questa affascinante copia,
in dimensioni ridotte. Sulla sponda dell'Oglio merita attenzione la
seicentesca villa Fenaroli, un tempo dei Poncarali: massiccia, costruita sulle
rovine del castello dall'architetto Gasparo Turbini, ha saloni dipinti dal
Bocchi. E un giardino, terrazzato, che scende sino al fiume.
Palazzolo
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