Abitata sin dalla preistoria, la Valcamonica è famosa nel
mondo per le incisioni
rupestri di Capodiponte, che raccontano la storia di un popolo da leggenda,
i Camuni. Le dominazioni galliche e romane non ne cancellano la forza, l'antico
patrimonio religioso e culturale. Nel 16 a.C. le legioni di Roma al comando
del proconsole risalgono la valle lungo la via Valeriana e fanno di Cividate
una piccola capitale amministrativa, un centro di grande potere. Poi sin qui
arrivano i Longobardi che scelgono Breno come loro fortezza. Nel 774 Carlo Magno
(sec.VIII) affida invece la valle ai monaci di Tours, (la cui presenza è ricordata
dalle numerose chiese dedicate a San Martino) con compiti di bonifica delle
zone paludose formate dal fiume Oglio. La ricchezza è data, oltre che dalla
caccia e dall'agricoltura, dalle miniere. L'estrazione, fin da tempi remoti,
del ferro e di altri metalli alimenta i forni fusori e le officine, che esportavano
i loro prodotti in tutto il mondo. La valle, chiusa a sud dal lago d'Iseo e
dalla mancanza di agevoli strade, resta sempre un po' un mondo a sé. Nelle sue
discese in Italia il Barbarossa passa dal Tonale, e trova sempre valido appoggio
fra i nobili camuni, di fede ghibellina. Sempre pronti al combattimento. Nemmeno
Venezia, che dagli inizi del Quattrocento prende possesso della valle con le
milizie del Carmagnola, si fiderà mai della Camunia. La sua prima mossa è infatti
semplice: fa smantellare la maggior parte dei castelli. Orgoglio e voglia di
libertà, questo è il motto dei camuni. Che corrono sempre al fianco di Napoleone
e poi Garibaldi, nelle tante guerre del Risorgimento. Sui nevai dell'Adamello
si combatte nel 1915-18 un'estenuante guerra di trincea.
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