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VALCAMONICA I luoghi chiave |
Darfo
Palafitte e scene di pesca in incisioni rupestri dell'età Eneolitica e del
Bronzo, iscrizioni in caratteri etruschi testimoniano una storia antichissima.
Poi, nel 16 a.C., i Romani occupano la valle, tracciando a mezza costa sulla
montagna la via Valeriana. Il nome Darfo deriva dal tedesco dorf (villaggio)
oppure dall'antica voce dialettale garf (terreno ghiaioso) e la posizione è
strategica per il commercio con la Val di Scalve e il vicino lago d'Iseo.
I
longobardi donano queste terre al monastero bresciano di San Salvatore e Carlo
Magno nel 774 consegna poi tutta la valle ai monaci francesi di Tours, che bonificano
i terreni, riscuotono i tributi dei feudatari e le produzioni (soprattutto ferro)
degli abitanti della val di Scalve. Verso l'anno Mille l'imperatore Enrico III
elegge Darfo a corte regia, alla quale gli abitanti della val di Scalve devono
versare annualmente mille libbre di ferro. La corte e il mercato stanno a Montecchio,
in riva all'Oglio, e il ricco mercato accanto al ponte a pedaggio che un tempo
è in legno scatenano gran di guerre. Il castello di Montecchio è preso dai Federici,
poi dalla città di Brescia, che trova come alleati i darfensi. La corte regia
viene ceduta dallo stesso Enrico III ai monaci bresciani di San Faustino, che
vi erigono una cappella dedicata ai loro patroni. Contro le prepotenze dei Federici
si agitano però gli abitanti della zona, tesi a costituirsi in comune. Un importante
riconoscimento arriva loro da Federico Barbarossa, in un diploma-accordo del
1164. All'epoca la ricca Montecchio conta 6 mila abitanti, ben sette chiese
e vanta case con tetti di tegole e non di paglia. E' il possesso del ponte,
col relativo pedaggio, a scatenare nei secoli guerre tra i ghibellini Federici
e i guelfi di Iseo. I Visconti aiutano i ghibellini in una guerra sanguinosa
e che pare senza fine. Certo non calma le acque la spedizione di Giovanni Federici
da Erbanno, che il giorno di Natale del 1409 assalta a Lozio il palazzo dei
Nobili, trucidando l'intera famiglia, soldati e servitori. Quando nel 1428 gli
uomini del Carmagnola, al soldo di Venezia, conquistano il castello di Montecchio,
la Serenissima abolisce in valle tutti i privilegi feudali. Tenta pure di tenersi
buoni i Federici, ma l'illusione è di breve durata. Dopo tre anni i Federici
si ribellano a Venezia e, sconfitti, vedono lo smantellamento del loro castello
sul Monticolo…
Nel 1737 inizia a funzionare a Darfo il primo filatoio di seta
della valle, mentre incomincia, in un "casino" lungo la via Valeriana, un primo
sfruttamento terapeutico delle acque, tanto decantate in un trattato del 1724
dal medico Francesco Roncalli Parolin. Il paese prende il nome di Casino Boario,
boario dal mercato dei bovini, e iniziano a giungere quassù lavoranti forestieri.
In epoca napoleonica si incrementa la produzione di armi e la famiglia Laini,
già fornitrice dell'Arsenale di Venezia, costruisce un forno fusorio che produce
munizioni da mitraglia per l'esercito francese. Anche sotto la buona amministrazione
austriaca, carestie (1817), epidemie e altre calamità impediscono però all'economia
di decollare. Nel 1834 la gente di Darfo si ribella per la vendita di alcuni
boschi e pascoli che ha potuto fino ad allora liberamente utilizzare: i gendarmi
austriaci vengono disarmati e cacciati dal paese, ma vi tornano presto, scortati
da due battaglioni di fanteria e da 250 cavalleggeri ussari. Durante la prima
guerra d'indipendenza Bortolo Zattini guida al Tonale un gruppo di darfensi;
altri volontari seguono Paolo Lanzini Donzelli che, con tale Bontempi, porta
la ribellione a Pisogne e altrove. I magazzini austriaci sono saccheggiati dai
rivoltosi. La Valcamonica è terra difficile da tenere sotto controllo. Nel 1852,
all'albergo della Posta, giovani patrioti trafugano da due carri militari (sui
quali viaggiano il boia di Vienna e alcuni soldati croati diretti a Milano per
giustiziare alcuni patrioti) due grossi involti. Per farlo, ubriacano la scorta
con vino adulterato. I due sacchi contengono la forca e, per quel furto, Amatore
Sciesa e altri patrioti verranno giustiziati mediante fucilazione. Nel 1859
Francesco Cuzzetti organizza a Darfo le guardie civiche e il comitato di sicurezza
pubblica, arruolando numerosi giovani nei Cacciatori delle Alpi. Intanto la
fama delle acque di Boario aumenta sempre più grazie agli scritti di Alessandro
Manzoni, che ne fa uso quotidiano fin dal 1845, e l'economia darfense si sviluppa
rapidamente, con la costruzione della via Mala (1862) e del ponte di ferro (1886).
Sul finire dei secolo sorgono importanti stabilimenti. Il primo dicembre 1923
cede la diga del Gleno, provocando la distruzione di Darfino e 500 vittime.
Nel 1968 il comune assume il nome definitivo di Darfo-Boario Terme.
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