Bresciastory - I luoghi della Valcamonica 5
Petroglifi di Capo di Ponte

Valcamonica

I LUOGHI CHIAVE

Capodiponte

L'insediamento umano inizia dopo il ritiro dei ghiacciai, quando, alcuni millenni fa, un popolo di cacciatori sceglie quest'area ricca di selvaggina. Una incredibile quantità di incisioni rupestri (ne sono state individuate circa 150 mila tra il fondo valle e i mille metri di quota) testimonia la sacralità da sempre attribuita alla zona. Certo molto ha influito sull'immaginario degli antichi camuni il fenomeno atmosferico detto "Spirito della montagna": la rifrazione dei raggi solari sull'umidità atmosferica sospesa intorno alla cima del Pizzo Badile provoca la proiezione della grigia (e talvolta bluastra) ombra della montagna nel cielo. Se esistono, gli dei abitano lassù. E per secoli il Pizzo Badile è una specie di Olimpo camuno. Poi in Valle arrivano i Celti, i Romani, ma per secoli non si perde la tradizione di incidere la roccia. Di scrivere la storia infinita di tutta una terra, di tramandare momenti di religiosità, scene di caccia e di agricoltura. Piccoli sogni, frammenti di eternità. E le ricerche su questo patrimonio unico al mondo continuano ancor oggi ad opera del Centro camuno di studi preistorici e del Museo d'arte e vita preistorica… La prima area ad essere abitata è quella di Cemmo, nel quale (basandosi sugli scritti di Plinio e di Tolomeo) alcuni studiosi vedono l'antica terra della Vannia. Per secoli nei forni fusori di Cemmo, che diventa sotto il dominio della Serenissima un centro importante e popoloso, si lavora il minerale di ferro proveniente dal monte Concarena e dalla valle di Scalve. Florida a lungo è a Capodiponte anche una fabbrica di cappelli, alimentata dalla lana di 500 pecore. Cittadino illustre di questa contrada è il pittore Giovanni Pietro da Cemmo, frate agostiniano: nato nel 1486, opera in valle e in tutta la Lombardia importandovi, dopo un soggiorno a Padova, colori e influssi veneti. 

Edolo 

C'erano i Romani quassù, all'incrocio fra le strade avevano posto una stazione di posta. Ma prima di loro altri insediamenti. Un tempio in località Pagà era dedicato a Saturno, anche i Camuni. Il nome deriva da Aedulae, da un tempietto o da haedulus capretto, ma forse bisogna unire i due concetti, quello di luogo rituale per sacrifici di animali. Nel 1476 a Edolo operano mulini, tre fucine con magli, una segheria, una tintoria e un follo. Le fucine producono non solo attrezzi agricoli, ma anche armi e parti di armature. Nel 1510 scatta la caccia alle streghe. Sono momenti difficili, tra carestie, contagi, alluvioni distruttive… Terra di libertà, la Valcamonica. Le idee di Napoleone con l'albero della libertà arrivano sin qua, in piazza viene alzato l'albero della libertà. E i giacobini della valle, accanto all'esercito francese, combattono su queste montagne gli austriaci. Lo fanno sul Mortirolo nel 1799 e l'anno successivo, dopo la battaglia di Marengo, i ventimila uomini del generale MacDonald si acquartierano qui prima di affrontare gli austriaci al passo del Tonale. Passano gli anni e qui trovano rifugio i duemila tirolesi insorti contro il dominio austriaco. Li guida Andreas Hofer ed è il 1809. Il fuoco arde sotto la cenere. Nel 1848 i patrioti edolesi cacciano i gendarmi austriaci, nel 1859 si arruolano con Garibaldi… I momenti importanti per lo sviluppo della zona arrivano con la seconda metà dell'Ottocento: nel 1854 si costruisce la strada che passa per l'Aprica e raggiunge lo Stelvio, nel 1862 il ponte nuovo tra Edolo e Mu, nel 1894 arriva l'energia elettrica, nel 1909 la ferrovia. Durante la prima guerra mondiale Edolo, sede del battaglione omonimo degli Alpini, ospita i comandi dell'esercito italiano. La guerra si combatte lì vicino, il fronte è sull'Adamello. Un periodo nero e tristissimo: non bastasse la guerra, un'epidemia di spagnola uccide 325 soldati e 150 civili. Durante la seconda guerra mondiale Edolo è teatro di guerra: il 13 marzo 1945 muoiono sette persone sotto i bombardamenti. 

Ponte di Legno 

Tutto ruota attorno a Dalegno, a una pieve dell'anno Mille. Ma la zona, come l'intera valle, è possesso del monastero San Salvatore prima e poi, coi carolingi, del monastero benedettino di San Martino di Tours (774), e infine del vescovo di Brescia. Questi nel sec. XII affida il feudo di Dalegno a Lanfranco Martinengo. Scendendo in Italia, Federico Barbarossa passa dal Tonale, aiutato dalla potente famiglia ghibellina dei Federici di Mu, alleata ai Visconti, a lungo dominatori di queste terre. Un disastroso incendio, registrato dalle cronache del 1559, si aggiunge alle fiamme dei numerosi roghi di streghe che in quel periodo ardono nella valle. Il Tonale è infatti ritenuto il luogo in cui le streghe di tutta la provincia si recano a convegno cavalcando demoni alati e risultano vani i tentativi di Venezia di contrastare tale superstizione. Arriva sin quassù anche San Carlo Borromeo e, pur lodando il fervore religioso dei dalignesi, li invita alla moderazione. Nel 1610 il rettore veneto Giovanni da Lezze annota nel suo Catastico che la gente vive di agricoltura e pastorizia, funzionano 11 mulini, 2 folli, 2 segherie e 4 fucine che producono attrezzi per la campagna. Ecco come il Lezze descrive la popolazione: "gente accorta, pronta, risoluta, ferroce et brava et armigera, et capace d'arrischiarsi ad ogni pericolo". Nel dettagliato rapporto del capitano di Brescia Francesco Grimani, risulta che nel 1764 gli abitanti sono 987, mentre mulini, fucine, segherie e folli sono in numero invariato rispetto al 1610, l'anno del Catastico del Lezze. Delle persone valide, 170 lavorano la campagna, 2 commerciavano, 48 sono artigiani e 18 i mulattieri. Non ci sono né armaioli né carrettieri. Il patrimonio zootecnico è costituito da un centinaio di equini (muli e somari e soltanto due cavalli), 342 bovini da giogo, 3.154 pecore e 19 capre. Durante il periodo napoleonico la zona è teatro di scontri tra le truppe francesi e quelle austro-russe. Sotto l'Austria (1815-59) la Valcamonica viene unita a Bergamo. Durante la prima guerra mondiale il paese subisce pesanti bombardamenti nel maggio 1916 e nel settembre 1917. La prima linea era poco distante: nel Monumento-ossario del Tonale sono raccolti i resti di oltre 800 caduti. Al termine della seconda guerra mondiale, la Resistenza si protrae su queste montagne una settimana oltre il 25 aprile, per l'ostinazione dei partigiani nell'impedire la ritirata dei tedeschi.

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