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VALSABBIA I luoghi chiave |
Nave
Insediamenti risalenti al Neolitico superiore sono stati individuati alla sinistra del Garza (località Vho): oggetti in pietra e ceramica con decorazioni dei tipo Lagozza. Ma anche una grande necropoli romana, con decine di tombe a cremazione e numerose epigrafi, testimonia sin dal I secolo d.C l’importanza del luogo, sulla strada che collega Brescia, attraverso il valico di Sant’Eusebio, alla Valsabbia e al Trentino. Sulla strada sorge un’antica Pieve della Mitria, legata a culti solari. Un marmo del IV secolo mostra una delle fatiche di Ercole, che la leggenda vuole sia passato di qui per andare a uccidere l’idra del lago Eridio. Nave deriva da nam vallis (ampia valle) e la conca naturale formata dalle acque del Garza permette sin dal Mille la lavorazione del ferro e della carta. Dal 1270 al 1420, anno in cui passa sotto gli agostiniani di San Giovanni de Foris di Brescia, è attivo in contrada Campanile il convento domenicano di San Pietro martire, fondato dai fratelli Giovanni e Girardo de Bestino. Nel 1439 il paese subisce, durante l’assedio di Brescia, la violenza dei viscontei comandati dal Piccinino. Nel luglio 1512 i francesi dell’Aubigny e di Gastone di Foix saccheggiano barbaramente Nave, guidata da Valerio Paitone, e stessa sorte subirà la città di Brescia, messa a ferro e fuoco. Poco dopo un’epidemia colpisce centinaia di navesi, tremenda è anche in due riprese la peste, nel 1577 e nel 1630. Nel 170-05 il territorio è occupato, durante la guerra di successione spagnola, prima dall’esercito ispano-francese e poi dalle truppe imperiali di Eugenio di Savoia. L'archivio comunale di Nave va in fiamme nel 1797, durante uno scontro tra truppe della Repubblica bresciana (affiancate dai francesi) e bande controrivoluzionarie valsabbine. Primo sindaco di Nave nell’Italia unita è, nel 1859, Giuseppe Zanardelli.
Caino
Sono state ritrovate diverse lapidi romane lungo l’antichissima via di collegamento con la Valsabbia attraverso il colle di Sant’Eusebio. Il nome alla località viene dal nome latino Cainus o da catinum, conca del fiume. Il comune nasce già a metà del 1100 e, data la sua posizione di controllo, è coinvolto in continue lotte di possesso. Nel 1401 la terra è data in feudo ad Alberghino detto il Generoso e, durante l’assedio di Brescia (1438-39) da parte delle truppe del Piccinino, Caino è presidiato per tagliare la strada della Valsabbia. Già nel ‘400 sorgono lungo il Garza le prime cartiere, minacciate dalle periodiche inondazioni, tra le quali si ricorda quella del primo maggio 1527, che distrugge le colture e uccide il bestiame. Tremenda a più riprese è la peste e sorgono santuari dedicati a San Rocco e alla Madonna delle Fontane, per un’apparizione della Vergine che, in vesti di vecchietta, sana gli abitanti dal flagello. Luogo di grande devozione, Caino: a San Giorgio della Corna, su uno sperone di roccia alto 1125 metri, sta una piccola chiesa con annesso un romitorio. Una bolla del 1291 di papa Nicola IV concede un anno e 40 giorni d’indulgenza a chi vi si rechi nel giorno del Santo e negli otto seguenti. E da lì il sentiero porta a Conche, sede di un monastero femminile, costruito attorno a una chiesetta che conservava le spoglie di san Costanzo.Odolo
Abitato dai romani, antico ospizio per i viandanti, Odolo vanta una fortezza sulle cui rovine sorge ora la chiesa di san Zeno. Il nucleo più antico della medievale Othulis è Cagnatico (dal nome romano Canius) e qui, nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria Bambina, si danno convegno i lavoratori delle fucine. Un codice longobardo del 905 cita nella zona una corte, quella di Audalvico. E qualcosa dell’orgoglio d’un tempo resta nel snague degli abitanti. Durante la guerra di successione spagnola, nel 1705 gli odolesi si ribellano infatti all’intenzione della cavalleria alemanna di accamparsi nel paese; il comandante tedesco ottiene di passare lasciando in ostaggio un proprio ufficiale, scegliendo altre sistemazioni a Sabbio, Vestone e Lavenone. La sera del 15 agosto 1796, secondo la testimonianza del medico Pietro Riccobelli, giungono dalla strada di Bione il generale Bonaparte col fratello Luciano, lo stato maggiore e 400 dragoni. Si dice che Napoleone dorma all’osteria de Cà de Odol e beva, per timore di avvelenamenti, solo latte di mula munto sotto i propri occhi. L’anno successivo Odolo, rinunciando a resistere, evita le distruzioni portate nel resto della valle dal generale filo-giacobino Giuseppe Lechi. Adesione, ma non certo entusiasmo per il nuovo corso storico: i notabili odolesi fanno di tutto per evitare, nel 1805, di recarsi a Brescia a festeggiare l’arrivo di Napoleone. L’attività metallurgica nella zona vanta tradizioni antichissime, ma inizialmente solo a “basso foco”: le fucine sorgono alla fine del ‘400. Nel Catastico del rettore veneto Giovanni da Lezze (1610) sono censite 14 fucine, grandi e piccole, che producono utensili, attrezzi e ferramenta di varie dimensioni. L’attività artigianale decade a partire dalla fine Ottocento per far posto all’industria siderurgica. Fondamentale per lo sviluppo della zona è l’apertura nel 1950 del laminatoio Ilfo.
Sabbio Chiese - Vobarno - Gavardo
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Treviso
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