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VALSABBIA I luoghi chiave |
Treviso Bresciano
Il vasto territorio è possesso dell’abbazia di Leno, monaci benedettini si insediano sul colle di San Martino. Nel 1357 la gente di Treviso comincia a rivendicare l’autonomia della propria cappella dalla lontana pieve di Santa Maria a Idro: ci metterà qualcosa come quattro secoli, ma la otterrà il 10 ottobre 1754. Nella visita pastorale del 1566 il vescovo Bollani trova qui una cappella con tre altari (il nome del luogo deriva infatti da tres vici, cioè tre villaggi) e annota che la popolazione si aggira intorno al migliaio di anime. In zona due sono le visite interessanti. Una alla chiesetta di Santa Maria delle Pertiche che ( proprio come le località delle Pertiche, tra Nozza e la Valtrompia) trae origine dall’usanza longobarda di piantare sulle tombe dei cavalieri una pertica con appesa una colomba a rappresentare l’anima del morto. Di un’anima lontana, perduta su un campo di battaglia, che la colomba deve guidare alla sepoltura. L’altra è il forte di Valledrane usato durante la prima guerra mondiale, quando il confine con l’impero austro-ungarico taglia le montagne del lago d’Idro. Dalle postazioni dei cannoni e dalla caserma, trasformata all’inizio dello scorso secolo in sanatorio, si gode una meravigliosa vista del lago e delle montagne. Oltre a lapidi romane, verso Ponte Caffaro si rinviene una testa in metallo con una sfinge sull’elmo, forse una effige di Minerva.
Anfo
Nel decimo secolo Anfo nome deriverebbe dal gentilizio romano Amphius, oppure da damphus, palizzata, argine) appartiene al monastero di Serle, successivamente all’abbazia di Rodengo e infine ai monasteri della città. Sono i monaci ad avviare la bonifica del territorio. Gli statuti risalgono al ‘300 e sono riscritti nel ‘500. Prima sotto i Visconti e poi con la Repubblica di Venezia, Anfo rientra nella quadra di Valle Sabbia; Napoleone la aggrega al distretto facente capo a Nozza e, sotto l’Austria, Anfo appartiene al distretto di Vestone. Nel 1866 il paese accoglie i garibaldini feriti nella battaglia di Montesuello e nell’occasione la parrocchiale si trasforma, come avverrà poi durante la prima guerra mondiale, in ospedale. Non una fortezza qualsiasi, ma una delle più belle e imponenti d’Europa, la vicina Rocca d’Anfo. La disegnano i veneziani della Serenissima, a difesa della strada tra Brescia e Trento, la sovradimensiona poi Napoleone in persona. Nei primi anni dell’800 la trasforma infatti, con opere militari imponenti, in uno sbarramento impenetrabile alle scorrerie degli austro-russi. E, tornando dalla campagna d’Egitto, affida ad un ufficiale, suo architetto, il compito di progettarne l’ampliamento. Il risultato è una specie di incredibile, faraonica piramide incastonata nel cuore della montagna, una fortezza fatta di sei unità collegate ma divisibili (se una fosse stata conquistata, le altre batterie di cannoni avrebbero continuato a difendersi, a resistere in regime di autosufficienza), una struttura posta su un’area di oltre 500mila metri quadri e su un fronte che dal lago, dal porticciolo fortificato sin su all’osservatorio, sale per ben 300 metri. La guarnigione, circa 500 soldati, la presidia inutilmente, le guerre si svolgono altrove, poi la fortezza decade a semplice caserma, a polveriera, a magazzino. Ora è in restauro.
Bagolino
Diverse tracce attestano la presenza romana. Nella
zona di Ponte Caffaro, al Doss dei Balbane, c’era probabilmente un presidio
e l’abitato esiste sicuramente nel decimo secolo, quando i monaci di Serle
avviano la bonifica del Pian di Oneda. Il nome Bagolino deriva da
pagus Livi (villaggio di Livio), o più semplicemente da baj, a
indicare il sacco usato per trasportare il ferro da Bovegno. Ponte Caffaro,
all’inizio del lago d’Idro, rivela invece l’esistenza di un antico ponte
usato dai carri del romano Livio per sfruttare le miniere del Gaver, che altro
non è che l’antico nome del Caffaro.
Dal 1380 Bagolino dipende dalla pieve di Condino,
della quale è curazia fino al ‘500, quando diviene parrocchia autonoma. Il
gioiello di quel periodo è la chiesa di San Rocco, che racchiude un prezioso
ciclo di affreschi di Giovanni Pietro da Cemmo. Nel Medioevo i bagolinesi
gravitano spesso sulla guelfa Brescia, non disdegnando però di appoggiarsi,
se necessario, ai Visconti o agli Scaligeri. Gli abitanti vengono spesso a
contrasto coi conti di Lodrone, feudatari del vescovo di Trento, ghibellini,
che hanno interesse a creare un clima di tensione sul confine. Disprezzano a
tal punto i bagolinesi, che per un omicidio stabiliscono una lieve condanna,
basta il pagamento di poche libbre d’olio. Tra Bagolino e i Lodrone si apre
nel ‘300 un contenzioso per il possesso del Pian d’Oneda. contenzioso che
si protrae fino al 1753, quando il trattato di Rovereto fissa definitivamente
il confine tra Venezia e l’'Austria. È una vicenda però densa di colpi di
scena, come la deviazione del corso del Caffaro fuori dal Pian d’Oneda
attuata dai Lodrone nel 1357; o il sequestro nel castello dei Lodrone del
mercante bagolinese Vincenzo Gogella nel 1554, conclusosi con un’irruzione
dei bagolinesi nel castello, l’uccisione dei conti Achille e Paride e il
ritrovamento del Gogella, assai malridotto, nel forno del pane. Nel 1555 un
catastrofico incendio brucia 132 case, distruggendo forni e fucine; si dice
che ad appiccare il fuoco siano, sempre per vendetta, i Lodrone. Altro grave
incendio nel 1675, e successiva ricostruzione. Nell’ottobre 1779 di nuovo
altre fiamme, sviluppatesi forse in un forno del ferro, distruggono numerose
case, il convento delle monache, due chiese e la canonica. All’epoca
Bagolino conta quasi 3 mila abitanti, 260 dei quali periscono. Va distrutto
anche il prezioso organo di Costanzo Antegnati (1590), composto di 520 canne
su 7 ordini. Fino al 1785 la valle dei Caffaro dipende dalla diocesi di Trento
e in quell’anno Venezia istituisce il mercato mensile del bestiame a Pian
d’Oneda, per arginare il diffusissimo fenomeno dei contrabbando. Nel 1866 si
segnala il passaggio di Garibaldi durante la terza guerra d’indipendenza,
ricordato dal monumento-ossario di Monte Suello. Nel 1882 un’inondazione
distrugge il vecchio ponte di Ponte Caffaro e l’anno successivo ne viene
costruito uno nuovo, tutto in ferro. Ma solo alla fine del secolo la
costruzione della strada toglie Bagolino al suo secolare isolamento.
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