Luogo di libertà, la Valtrompia, un luogo dove
nascondersi.
Una volta era perfetto per darsi alla macchia, per sfuggire agli
sbirri della Serenissima o dell’Impero austro-ungarico, oggi all’assedio
dei telefonini. Manca infatti il segnale dove la Valtrompia si incontra,
a un’ora dalla città, con le altre valli bresciane. Su un sentiero unico,
delle tre valli, che ben conoscono gli amanti del trekking. La Valtrompia ha in fondo due anime. E questa, quella
verde, è quella meno conosciuta. Ad amarla sono gli escursionisti, che
arrivano anche da lontano. Cercano una natura aspra, ricca e incontaminata.
Un’alta quota da conquistare a fatica. O arrivano d’inverno, quando la
neve ammanta di bianco il Maniva, la montagna di casa dei bresciani, e chiude
le strade verso la Valsabbia, verso Bagolino e Anfo, trasformandole in piste
da sci…
Terra di metalli, la Valtrompia, metalli scavati per
secoli nelle viscere della terra. Gli antichi romani qui venivano a cercare il
ferro per armare le loro legioni e conquistare il mondo, in tempi più recenti
si sono scoperti notevoli giacimenti di fluorite: una storia leggendaria, di
fatica e di coraggio, di drammi umani e solidarietà fra famiglie, che è ora
racchiusa in un nuovissimo parco minerario. Entrando a Pezzaze in cunicoli e
gallerie, in miniere ora abbandonate, si viaggia davvero indietro nel tempo,
oppure pare di essere su un set cinematografico. Un percorso museale del ferro
porta a visitare il forno fusorio di Tavernole sul Mella e le fucine di
Sarezzo…
Dalla Valle partivano, cinque secoli fa, le armature per
Carlo V, i pugnali per Francesco I, gli archibugi per tutti gli eserciti
d’Europa. Ancora oggi è così, e i fucili da caccia, con le bascule
cesellate in modo unico al mondo fanno la gioia degli sceicchi del Medio
Oriente. Sono armi famose e ricercate da appassionati e collezionisti, e
portano nel mondo il nome degli artigiani della Valtrompia. Certo il nome più
conosciuto è quello dei Beretta, una famiglia che da oltre cinque secoli (un
caso da Guinness dei Primati) tiene saldamente le redini dell’azienda di
casa. Dagli archibugi si è passati col tempo ai fucili, da caccia e da
guerra, alle pistole in una trasformazione che ha coinvolto l’intera Valle.
Da Gardone Valtrompia, il paese dei Beretta, fino a Sarezzo e Concesio
artigiani armaioli continuano l’arte del cesello, della miniaturizzazione,
dell’oggetto artistico. Dagli scudi da parata e dalle armature di un tempo
la tradizione non s’è perduta.
Due anime, una artigiana, di livello mondiale, che invade
i mercati anche con oggetti quotidiani, pentole, posate, maniglierie
(spettacolare è l’esplosione industriale di Lumezzane), e un’altra
ancorata a ritmi arcaici. E’ questo il mondo dell’alta Valle, da Bovegno a
Collio, da Marmentino a Irma, delle tante e diffuse malghe di montagna. Dove
la vita è quella di sempre, dura e semplice, schietta come i sapori dei
prodotti tipici. La gente manda avanti piccoli allevamenti, produce latte,
formaggi di qualità.
In versione ridotta sembra un po’ lo specchio
dell’Europa che viaggia spesso a due diverse velocità. In Valtrompia questi
due mondi però convivono in armonia e si danno la mano: a legarli sono le
forti tradizioni popolari, il piacere di ritrovarsi attorno a un fuoco, a
mangiare la polenta, il classico spiedo. Un piccolo viaggio che lascia il
segno, in una Valle da scoprire lentamente, quasi con discrezione. Perché ha
ancora tanti segreti da svelare…
Copyright
© BresciaStory.it
Tutti i diritti sono riservati
Home
Page
Visite
guidate
Prenotazioni